L’indie è fatto da ragazzini, che parlano a ragazzini, di cose per ragazzini – Intervista agli Eva Braun

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– L’11 Aprile è uscito il vostro primo disco “Dopo di noi il diluvio (Vol.1)” e subito in giro si è sentito dire un gran bene sul vostro conto. Raccontatecelo brevemente dal punto di vista sonoro e dei testi.
Sonoramente è una ricerca di effetti, pedali analogici, distorsioni e reverberi su voci e sezione ritmica. Facciamo quello che in Italia non si fa’: post-rock. I testi sono intelligenti, mai banali, ma soprattutto non risentono dell’influenza dei Social Network. Troppo spesso mi capita di leggere testi di canzoni indie che sono la cartina tornasole della superficialità e della banalità che viene proposta giornalmente sugli status di Facebook/Twitter/Instagram. Noi andiamo in direzione ostinata e contraria a questa moda. Perché fare arte, fare musica, è una responsabilità. Noi ci stiamo responsabilizzando e vogliamo responsabilizzare anche chi ascolta. I grandi autori di testi carichi di significato, responsabilizzati dall’onere oltre che dall’onore di scrivere canzoni, sono tutte persone dalla scorsa generazione: Giorgio Canali, Manuel Agnelli, Cristina Donà, Umberto Maria Giardini, Cristiano Godano, Federico Fiumani, Emidio Clementi, Max Gazzè. Quando io avevo vent’anni c’era un cesto carico di trentenni che quando scrivevano, scrivevano poesie. E sono cresciuto un fiore. Citami ora un trentenne dell’underground che scriva roba seria (togliendo big come MaDeDoPO e Ministri). Noi lo facciamo per noi, perché abbiamo avuto l’influsso di questi grandi poeti e non possiamo esimerci dal cercare di seguire quello che sono stati e quello che fanno ancora oggi. Lo facciamo anche per i ventenni di oggi che saranno il pubblico del futuro, perché vogliamo farli crescere ancora più belli di noi.

– Dicono sia un album “importante”, cosa ne pensate? Siete d’accordo?
Dicono così? Deve essere vero allora!

– Quanto sono importanti per voi le parole e quanta cura dedicate ai testi?
Sono fondamentali. Io intendo il rock in modo romantico, e probabilmente in questo periodo storico così bastardo in Italia, risulto anche anacronistico. Quando salgo sul palco mi scavo le interiora, le prendo e le getto sulla gente. Non stiamo certo lì a ballare la Macarena o a far fare al pubblico le coreografie. E pensare che quando vedevamo far fare le coreografie in spiaggia alla gente d’estate, li prendevamo per il culo. Ora l’indie è diventato tutto una coreografia. La sagra della banalità. Bella merda! Il testo è fondamentale in un pezzo indie rock. Io ho bisogno di esprimere qualcosa che turbi profondamente chi mi ascolta. La gente deve tornare a casa e deve dire: “non ho ancora capito bene ma ho un groppo sullo stomaco ora”. D’altro canto è bellissimo sperimentare suoni. Per questo album ho fatto incetta di pedali analogici realizzati dai ragazzi di A place to bury strangers, sono bravissimi, sono pazzi, sono fastidiosi, sono rumorosi. “Il mio mitra è il contrabasso che ti spara sulla faccia ciò che penso della vita”. Possibile che gli Area ci erano arrivati nel ’75 e che noi abbiamo perso totalmente memoria storica di cosa significa fare musica?

– Manuel Agnelli a proposito del nuovo album in uscita degli Afterhours ha dichiarato: “L’ultimo compito che è rimasto ai gruppi rock oggi è quello di raccontare cose scomode, perché ormai il rock&roll rivoluzionario non lo è più da tempo. La nuova generazione di cantautori e musicisti ha perso il treno, perché è figlia di un’estetica che li ha condizionati troppo: sono carini, simpatici – per carità!- e sono pettinati meglio di noi, ma il messaggio che lanciano non ha la forza di quello della generazione degli anni ’90, che infatti ha creato una scena enorme”. Come vedete la scena rock attuale italiana? Vi sentite parte di essa oppure vi sentite diversi?
Il rock in Italia non c’è, tranne come ho detto prima la vecchia guardia e qualche rarissima eccezione tra le nuove leve. Quella scena di cui parla Agnelli ora è stata presa dal Rap, l’unico genere in Italia che dice cose scomode (ma te pare possibile? Scusa il romanaccio ma ce sta tutto! Me posso fa insegnà a vive da Emis Killa, Fedez, Salmo, Clementino e Moreno? Eccheccazzo!) L’indie è fatto da ragazzini, che parlano a ragazzini, di cose per ragazzini. Sono totalmente d’accordo con Manuel Agnelli. Anzi, è stato fin troppo diplomatico. Ciò che è peggio è che ora l’indie non solo non è più rivoluzionario, ma è diventato addirittura reazionario, cioè fascista. Un branco di fascisti che scrivono cose fasciste su Facebook e che poi le riscrivono nei testi. Dimmi quante volte hai sentito dire in un testo indie la frase o il concetto “andatevene tutti a fanculo”. Questo è un concetto qualunquista (non a caso è figlio dell’M5S e dei Social Network). Ora dimmi quante volte lo hai sentito ripetere, e chiediti se stai sentendo musica rivoluzionaria o reazionaria. Facciamocela qualche domanda, qualche volta, invece di stare a sentire tutto quello che ci propina Rockit.

– Cosa dobbiamo aspettarci dal Volume 2?
Una bomba atomica. Siamo carichi. Vogliamo esplodervi in faccia col nostro mitra, che è un contrabasso.

– Cosa dobbiamo aspettarci da un vostro live?
Emozioni. Tante emozioni. Quelle che la nuova generazione sta perdendo perché si sono messi a fare i balletti.

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