Ho fatto tutto da solo, intervista ad ADD in occasione dell’uscita del primo concept album urban in Italia

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Young Werther’ è il primo album di ADD, cantante e producer italiano. Si tratta di un concept album basato sull’omonimo romanzo di Johann Wolfgang Goethe che unisce le sonorità del nuovo Pop/R&B internazionale vicino all’elettronica all’elettronica alle liriche che si rifanno ai temi del romanticismo,come l’eterna insoddisfazione della vita e la ricerca del piacere nell’oscuro e nell’indefinito. Le 12 tracce del disco sono scritte come lettere,ed ognuna porta avanti il filo della narrazione come nella tradizione di un romanzo epistolare. L’artista si destreggia tra italiano ed inglese con un singolo,Posto Per Me, dedicato alla sua città e alla necessità di dover andare via per trovare un posto che capisca la sua sensibilità artistica.Tutte le tracce sono state scritte e prodotte da ADD,che ha anche curato il mixaggio ed il mastering.

ASCOLTA IL DISCO
http://spoti.fi/2jpTMJC

Abbiamo fatto 4 chiacchiere con l’autore del progetto per conoscerlo meglio.

1) Parlaci del tuo primo disco. E’ stata dura arrivare alla sua pubblicazione?Psicologicamente e fisicamente,molto. Ho fatto tutto da solo e ne sono estremamente fiero. Ho prodotto tutti i pezzi, suonato tutti gli strumenti, registrato ogni voce ed impacchettato il tutto.Il tempo di lavorazione effettivo è stato di 7-8 mesi circa, ma l’idea di fare un album mi balenava in testa già da un po’ e devo ringraziare una mia amica per avermi spronato a farlo.Ho iniziato l’anno pubblicando vari singoli ma ad un certo punto ho sentito il bisogno di mettere un punto,ho iniziato a scrivere ed il concept è venuto fuori da se.Scrivo sempre del mio vissuto e dei filmoni che mi faccio in testa, ma direzionare il mio fiume di idee verso un’unica corrente è stata una figata dal punto di vista creativo!

2) Come ti sei avvicinato alla musica?
Il mio primo ricordo nitido legato alla musica è di un classico di Pino Daniele,Nero a Metà, che era sempre in macchina mentre andavo al mare con la mia famiglia, credo che Je So Pazz’ sia il primo pezzo che ho mai cantato in vita mia.Dopo è arrivata l’elettronica, poi l’hip hop e l’R&B.Non ringrazierò mai abbastanza una sera in cui i pianeti si sono allineati ed ho sentito per la prima volta, in radio,Take Care di Drake.Quel pezzo e quel disco li sono arrivati come un treno e mi hanno stravolto la vita. Amo tutto il processo che porta dall’idea estetica e concettuale di una canzone a quando viene messa in giro, non potrei davvero farne a meno.

3) La musica può essere un lavoro vero nel 2017?
Beh, dire di fare o voler fare l’artista, più in Italia che fuori ,da quanto ho notato non viene mai visto di buon occhio.Penso che le persone tendano a vedere come lontani da loro personaggi dietro ad un social o alla televisione, che creano dei modelli di vita quasi inarrivabili.Non sanno che nel bene o nel male dietro ogni persona di successo c’è un background che può essere reale o artefatto, positivo o negativo ma che non pregiudica il fatto che sono persone normali che hanno fatto della loro passione un lavoro, e per chiunque in qualunque campo è possibile farlo con dedizione assoluta.

4) Quali sono i tuoi progetti futuri?
Voglio tirare fuori più contenuti possibili da questo disco, suonare in giro e farlo vivere ed entrare nel cuore delle persone. Il resto poi si vedrà.

Ci vediamo in giro.

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Luis Leo presenta Schemi su schemi, il nuovo singolo che anticipa l’album d’esordio

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Leonardo Borrelli
ex cantante, chitarrista e compositore del gruppo indie Mersenne, pubblica con Urtovox “Stolen Dresses” nel 2005, preceduto da un EP autoprodotto, “Fishes Say Blu Blu”, nel 2003. Dopo lo scioglimento della band entra nel giro artistico di Lucio Dalla grazie anche alla composizione del brano “Anche se il tempo passa”. Dopo questa esperienza nasce la voglia di lavorare a brani con testi in Italiano unendo l’indie power-pop dei Mersenne a sonorità a tratti più vicine al punk. Gli ascolti variano dai più conosciuti Arcade Fire, Interpol, Radio Dept, ai meno conosciuti, Deerhunter, Wild Nothing e Beach House, senza dimenticare i gruppi seminali delle origini come Pixies, Pavement, The Notwist e Deus.

Nel 2014 forma il progetto Luis Leo e chiude nove canzoni nel primo album ufficiale che uscirà il 5 Gennaio 2018 dal titolo Dell’essere liberi (La Sete Dischi 2018). Ad anticipare questo album è arrivato prima il video di “Ti sento” e ora a partire dal giorno del suo compleanno (17/11/2017) il nuovo singolo “Schemi su schemi” disponibile in streaming e download nei principali digital store.

Ecco come l’autore descrive il brano: “Schemi su schemi” parla delle strutture che ciascuno di noi crea nella propria vita – come una sorta di schermo protettivo per difendersi e sopravvivere – ma che spesso si trasformano in gabbie d’acciaio, in camicie di forza dentro cui chiudiamo noi stessi. Molto spesso le abitudini ci consentono di andare avanti nel quotidiano ma, al tempo stesso, diventano a tal punto parte di noi da sovrastare e infine schiacciare quel che sentiamo di essere veramente. Cosa succede, allora, se a un certo punto ci rendiamo conto di desiderare qualcosa di più dalla nostra vita, di esigere qualcosa d’altro e di diverso da noi stessi? Quando finalmente matura questa presa di coscienza e ci si rende conto di esserci dentro, di essere ormai immersi in profondità nella routine schematica e soffocante, talvolta purtroppo è ormai troppo tardi, perché cambiare per evolvere (soprattutto in questo paese, ma anche in generale) è una cosa difficile: richiede molta energia, un notevole sforzo personale e non di rado anche qualche sacrificio. Difficile, sì, ma comunque non impossibile, se sei disposto a guardarti allo specchio e ammettere a te stesso: “Io non ti riconosco più”, se sei disposto a strappare via quell’ingombrante parte di te che non corrisponde al tuo Sé autentico e genuino, e se riesci così a evadere dalla prigionia ripetitiva di una vita ridotta a sequenza di schemi su schemi su schemi su schemi…

ASCOLTA SCHEMI SU SCHEMI
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GUARDA IL VIDEO “TI SENTO”
https://youtu.be/MXqu6QgZAm0

Crediti Video
Fotografia, Regia e Art Director: Christin Ariel Pettine
Montaggio:Gianluca Zonta
Attore: Leonardo Borrelli

CONTATTI
FB: www.facebook.com/oldsportold
SOUNDCLOUD: https://soundcloud.com/old-sport-band
YOU TUBE: https://youtu.be/7CIHt0cFPxw

Abbiamo intervistato Matteo Pascotto in occasione dell’uscita del suo nuovo album “8 Cose”

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Matteo Pascotto nasce a Portogruaro in una casa in cui c’è sempre stata musica. Tutto è cominciato con una chitarra, una Eko primi anni ’70, la regalò la madre al padre sperando che imparasse a suonarla; lui non lo fece ma lo fece Matteo. Primo premio al Concorso Nazionale “Scrivere in musica” CEM di Pordenone con il brano “Le mie mani” uno dei singoli dell’album d’esordio “Ora puoi uscire”, il 22 Giugno 2017 pubblica 8 COSE il suo nuovo elegantissimo album.

Abbiamo scambiato 4 chiacchiere con Matteo per conoscere meglio lui e la sua musica.

8 COSE è il titolo del tuo nuovo album, come mai questo titolo?
Cercavo qualcosa di originale, ho riempito un sacco di fogli con titoli incredibili, senza senso, non trovavo qualcosa che attirasse davvero la mia attenzione. Poi preparando la tracklist dell’album, mi sono accorto che erano dieci tracce, ma due strumentali e otto canzoni. Così ho pensato subito: “Matteo, queste sono 8 cose che hai vissuto!”

Cos’è per te la musica e ti è mai capitato di starci lontano?
La musica per me penso sia una memoria, qualcosa che mi è entrato dentro nel mio vissuto fin da piccolo e che ora cerco di tenerla sempre con me. Ci sono cose che non si possono spiegare, le capisci vivendole.  Ne sono stato lontano per due anni, dopo il primo disco. Dall’insoddisfazione ho cominciato a somatizzare di tutto, specie il mal di schiena. Ma ho capito tante cose e dalla crisi, sono ritornato più sicuro e maturo. Senza? mai più grazie!

Che musica hai ascoltato mentre registravi il disco?
John Mayer, come sempre. Poi in quel periodo ero (tra Marzo e Aprile) ero in fissa per Bahamas, Gary Clark Jr., J. Viewz… tutte cose italianissime come vedi…

Qualche collega che stimi?
Ho frequentato la scuola di Mogol nel 2011 ed ho conosciuto molti ragazzi come me che ci provano con dedizione. Sono rimasto in contatto con molti di loro. Mi ci ritrovo un pò in Michele Negrini, che stimo, con il quale è nata una bella amicizia. Entrambi siamo impegnati in un progetto solista e ci confrontiamo nelle fatiche. Mud è il suo progetto solista. Lo seguo sui social e vedo che si da un sacco da fare. Spero di fare presto qualcosa insieme a lui.

Com’è la vita da musicista in Italia nel 2017?
Come qualsiasi altro libero professionista del mondo, con la differenza che forse il musicista, cerca di vendere qualcosa che trovi ovunque, spesso gratis, quindi è ancora più difficile campare. Bisogna essere creativi, inventare nuove vie e modi per vivere di questo lavoro. Io, per esempio, ho prodotto questo nuovo album grazie al sostegno dei miei fans attraverso un crowdfunding. Penso sia questo il futuro. Nessun intermediario, solo io la mia musica ed il pubblico che mi segue. Internet è una bellissima risorsa che sto scoprendo fondamentale per continuare ad avere un dialogo continuo con chi segue ed apprezza quello che faccio.

LINK
Sito Webhttp://www.matteopascotto.com
Facebook: https://www.facebook.com/matteopascottomusic
Twitter: http://bit.ly/2sWFfwA
YouTube: http://bit.ly/1Pqywha
Instagram: http://bit.ly/2sYwo9F
Soundcloud: http://bit.ly/11xFsU0
Spotify: http://spoti.fi/2u6oviu

 

Abbiamo intervistato LE SOFFITTE DI ANNA in occasione dell’uscita del loro primo album

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E’ uscito il 16 ottobre 2017, edito da ‘La Clinica Dischi’, l’album d’esordio de ‘Le Soffitte di Anna’ dal titolo‘Buon sangue non mente’.

Il gruppo nasce fra le nebbie della pianura mantovana nel 2013 e vuole rendere omaggio, con la scelta del nome, al coraggio introverso di Anna Frank, con riferimento esplicito al suo nascondiglio. Dopo i tanti concerti in giro per l’Italia e la realizzazione di un Ep autoprodotto, la band inizia a lavorare al primo progetto di lunga durata, un disco scritto a sedici mani in una vecchia cantina in mezzo alla pianura padana. Ora quella cantina è stata demolita, ma le canzoni esistono ancora.
Ogni brano di Buon Sangue Non Mente descrive un’emozione diversa: la gelosia, l’invidia, l’amore, alienazione sociale, la noia, l’uso e l’abuso di alcol e droga vengono raccontati con rabbia, voglia di distruzione, ma anche comprensione.
Le parole di questo disco sgusciano fuori dai denti stretti di chi le ha incise su carta, il loro obiettivo è di perforare il microfono con forza e schiantarsi in faccia a chi hanno davanti.
E’ un disco che si rivolge a tutti, giovani e non più giovani, ricco di riferimenti e citazioni di grandi scrittori (Montale, Ungaretti e Dostoevskij su tutti) che ne hanno fortemente influenzato le liriche.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con la band per conoscerli meglio.

1) Parlateci del vostro primo disco.
Il nostro album nasce da due anni di lavoro fra diverse produzioni e prove che ci hanno portato ad avere un’idea precisa dei suoni e dei testi che avevamo in mente.
Nasce da esperienze vissute in prima persona dai membri del gruppo, dalla rabbia e dal fuoco che si ha dentro quando da giovani si ha l’impressione di poter cambiare il mondo.


2) Come nascono le vostre canzoni?
Non c’è un iter preciso. A volte capita che buttiamo giù un riff o una melodia accattivante a cui costruire attorno la canzone, altre volte invece capita che abbiamo già scritto la nostra storia e in un secondo momento cerchiamo le note che la possano raccontare nel migliore dei modi. Le sonorità e i testi delle canzoni parlano di amori interrotti – storie narrate in prima persona – fra ossessioni e tradimenti, di temi sociali e di lotte alle discriminazioni, lontano dalle banalità e dai luoghi comuni quotidiani.


3) Che musica avete ascoltato mentre registravate il disco?
Sicuramente il rock italiano ha influito molto nel nostro percorso musicale, sia nei testi che nella musica. Tutti e quattro abbiamo più o meno i gusti musicali simili, svariando in generi diversi che spaziano dallo stoner all’elettronica passando per il grunge, anche se indiscutibilmente i gruppi che maggiormente ci hanno influenzato restano i Verdena, i Marlene Kuntz, i Nirvana e i Queens of the Stone Age.


4) C’è qualche “collega” che stimate particolarmente?
Sicuramente Kurt Cobain, anche se “collega” ci sembra un azzardo.


5) Progetti futuri?
Nei prossimi mesi abbiamo sicuramente intenzione di portare in giro il nostro album e farci conoscere al di fuori della nostra zona padana. Sentiamo di aver qualcosa da dire ai ragazzi più o meno giovani che non si rispecchiano nella società di oggi. Il nostro progetto è di viaggiare per l’Italia suonando i pezzi vecchi, continuando a scriverne di nuovi.

 

Paliki presenta RADIORNOT, il video che anticipa l’album d’esordio

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Paliki e’ frutto di un’ idea di Mariano Felisio. Tutto inizia dalla penisola dell’isola greca di Cefalonia, chiamata appunto Paliki.

La bellezza, la desolazione, i paesaggio mozzafiato, la potenza e i suoni della natura che caratterizzano l’isola, ispirano Mariano, a tal punto, che decide così di iniziare un nuovo percorso musicale, dopo lo scioglimento della sua precedente band, i Lads Who Lunch

Inizia quindi a registrare i suoni che lo circondano durante il suo soggiorno sull’isola greca..
Cicale e mare, e, con una vecchia radio Grundig degli anni ’70, registra da stazioni radio provenienti da tutto il mondo, suoni, rumori e voci.

Tutto ciò’ verrà inserito nell’album di esordio di Paliki nel quale, Mariano, decide di produrre, suonare e registrare, in autonomia, tutte le tracce di quello che sarà’ il suo album di debutto da solista.

Armato della sua Telecaster, un Mustang Fender bass e una Drum Machine Yamaha RX5, e ispirato da band come TV On The Radio, The Cure, Suicide, Animal Collective, Gang of Four, Prince, prende forma il primo album di Paliki, intitolato RADIORNOT la cui uscita è prevista per i primi mesi del 2018.

Radiornot è anche il singolo e video che anticipa l’uscita dell’album.

GUARDA RADIORNOT
https://youtu.be/cYMmsFu2Bv0

ASCOLTA RADIORNOT
https://soundcloud.com/palikimusic/radiornot

 

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