Intervista a leti dafne per il nuovo singolo corvi e lupi.

Torniamo a parlare di Leti Dafne e del suo singolo Corvi e Lupi, già disponibile online su YouTube e sugli store.
L’artista cremonese ci racconta del brano, del suo messaggio e del videoclip.

“Corvi e Lupi” è un brano che parla della violenza domestica sulle donne: come mai tra gli altri hai scelto proprio questo argomento tanto profondo quanto attuale?

Questo è un tema a me molto caro. Purtroppo viene affrontato spesso come qualcosa di lontano, che riguarda più le statistiche o la cronaca. Non c’è niente di più vicino a noi. Credo che un certo tipo di violenza derivi dalla frustrazione di non avere il pieno controllo sull’altra persona. Ho potuto parlare con molte donne e a moltissime di loro è capitato di subire, nell’arco della vita, pressioni da parte di un uomo. Io stessa ho subito umiliazioni e maltrattamenti da quello che era il mio compagno una decina d’anni fa. Per fortuna ho avuto il coraggio di scappare i casa.

La particolarità di questo brano è certamente il ritornello caratterizzato dal canto lirico, totalmente differente dal resto della canzone: come mai questa scelta?

Effettivamente questa è una cosa che mi contraddistingue. Sono cantante lirica e l’ho fatto come prima attività per circa vent’anni. È qualcosa che resta nel DNA. Ci sono cose che si possono raccontare attraverso il rap, con la metrica, i versi, le rime, ma ci sono cose che toccano il cuore, che arrivano ad un altro livello, più profondo, cose che secondo me possono arrivare alle viscere solamente a voce spiegata. Con la lirica, insomma. 

Il video di “Corvi e lupi” mostra te in primo piano che interpreti il ruolo di una donna che subisce le continue minacce del marito. Quest’ultimo poi arriva a percosse ed omicidio, tutto in un’unica ripresa. Com’è nata l’idea di un video del genere e soprattutto, quanti tentativi ci sono voluti per arrivare finalmente alla ripresa perfetta?

Questa domanda mi fa sorridere: è stato un lavoro che ha richiesto molto impegno e concentrazione. L’idea, che io trovo geniale, è di Bazoo, il regista. Sono stata ri-catapultata in una dimensione che conosco bene e ho vissuto per molti anni: quella teatrale. Molte prove e una sola possibilità di riuscita. Un’emozione molto intensa. Insieme ad Andrea Zecchini, eccellente attore, e sotto la guida esigentissima del regista, abbiamo fatto molte prove, per ore. Tutto doveva incastrarsi alla perfezione. Di ciak in realtà ne abbiamo fatti due. Per fortuna avevo portato due maglioni uguali. La prima volta il caffè si è rovesciato schizzando ovunque, un disastro. Tutti gli abiti erano intrisi ed entrambi puzzavamo di caffè in modo orrendo. Ci siamo cambiati sapendo che non c’erano altri cambi, la ripresa doveva andare bene per forza. E così è stato. 

Quali sono, secondo te, i motivi per cui una donna colpita da violenza domestica arriva al punto di rendersi conto della situazione drammatica ma, nonostante tutto, non riesce a fuggire da essa?

Io credo che questa società abbia per troppo tempo passato l’idea che la donna debba essere comprensiva, materna, che una brava compagna debba stare al suo posto, perdonare sempre. D’altra parte un uomo dovrebbe, sempre secondo certi canoni, essere forte, non commuoversi, essere quello “che porta i pantaloni” e stupidaggini del genere. Quando queste due parti si incontrano e sono disfunzionali, si creano vittima e carnefice. Immaginiamo di scrivere una sceneggiatura: se da una parte abbiamo un personaggio rabbioso che vorrebbe avere tutta la situazione sotto controllo, compresi gli affetti, e dall’altra parte abbiamo un personaggio succube e remissivo: cosa possiamo aspettarci?

Parlando di violenza domestica sulla donna, non si riesce a non pensare anche ad un’altra cosa, ossia la violenza domestica sull’uomo da parte della donna: qual è il tuo pensiero su questo argomento?

Credo che esista, assolutamente. Penso che sia più raro e meno “pericoloso”, forse perché la donna attacca meno dal punto di vista fisico . Ma la violenza è violenza, e nessuno dovrebbe sentirsi mai svilito o umiliato. Credo nella condivisione, nel dialogo e nella parità dei ruoli (che non significa forzatamente uguaglianza). Anche tra gli stalker le donne pare siano in proporzione poche, ma a quanto ne so sono le più accanite. Quindi sì, anche le donne sanno essere terribili, e sì, anche gli uomini possono aver bisogno di aiuto e sostegno psicologico, ci mancherebbe.

Quali saranno le tematiche trattate nei tuoi prossimi brani?

Il 1 aprile uscirà il mio primo album “Molto di più”, che contiene brani con i temi più disparati. Dalla condizione degli artisti in Italia, fino ad arrivare al matrimonio gay e all’amicizia. Alcune canzoni sono più ironiche e irriverenti, altre più sentite e addirittura drammatiche. Tra le canzoni anche un featuring con Mad Dopa, eccezionale rapper salentino con cui mi cimento in un brano piuttosto aggressivo. È così, mi piace cambiare e sperimentare. 

Stai già lavorando su altri progetti? Tra quanto potremo ascoltare altro materiale?

Come dicevo il 1 aprile 2020 uscirà il mio album.   Ma è prevista per il 24 marzo 2020, anche l’uscita di un featuring con i Capitolo Zero, un brano pazzesco che verrà pubblicato all’interno del loro nuovo album “MISDAT”. E poi sicuramente cercherò di sfruttare questo periodo di isolamento da coronavirus in modo creativo: è mia intenzione preparare uno spettacolo live unico, molto vario, sfacciato e raffinato allo stesso tempo, ovviamente con i costumi di Emanuela Soffiantini, la mia costumista preferita (nonché mia madre e costumista di quasi tutti i miei videoclip). Ho in mente qualcosa di mai visto, dove potrò passare dalla lirica in senso tradizionale al rap più  irriverente. 

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