Intervista a mpm producer per il singolo reborn.

Benvenuto su Ascolta La Musica! Il tuo ultimo singolo “Reborn” è online, cosa deve aspettarsi un ascoltatore che si avvicina per la prima volta alla tua musica?

Ciao! Deve probabilmente approcciarsi con una mentalità aperta. La musica di oggi è in gran parte basata su beat, con poche variazioni a livello di arrangiamento.

Inserire strumenti “inaspettati” in certe parti potrà sembrare la cosa più strana del mondo ad alcuni, ma dopo qualche ascolto, penso che si potrà percepire una piccola ventata di novità

Se dovessi scegliere un genere con cui identificarti quale sceglieresti dato il sound del tuo ultimo singolo? 

Una sorta di punk rock nuovo.
All’estero abbiamo esempi come Fever 333, Enter Shikari.
Alcuni pezzi potranno sembrare molto diversi tra loro; il filo conduttore saranno le chitarre e le batterie veloci, inseriti in contesti diversi.

Reborn affronta temi molto interessanti. Parlaci del processo creativo che ti ha portato alla sua composizione: 

Ho trovato un beat di Kato on the track che mi ha fulminato al primo ascolto.
Dovevo assolutamente sfruttarlo!
Da lì mi sono ingegnato su come farci qualcosa in linea coi tempi ma aggiungerci una variante inusuale per quel tipo di sound.
E’ stato uno dei primi pezzi; da lì ho avuto l’idea di estendere la cosa condensando diverse contaminazioni per un primo EP.

Tornando sull’argomento dell’ascolto. Quali sono le composizioni musicali alle quali ti ispiri per comporre la tua musica?

Ascolto molta musica. Mi piacciono le cose attuali (trap, elettronica, dubstep), ma i miei anni del liceo bussano costantemente alla porta, ricordandomi un sacco di belle band…

Nel mio progetto, ricerco una contaminazione tra “produzione” (quindi idee sviluppate in studio) e arrangiamento in senso classico (strumenti suonati).

Ci sono progetti interessanti che hanno sposato questa tendenza anche a livello mainstream (uno su tutti Twenty one pilot,se si pensa che sul palco appaiono a malapena in due, ma dalle casse esce un sacco di altra roba).
Ho cercato di farlo a mio modo.

Siamo in un momento storico nel quale l’ascolto “liquido” ha vinto sull’ascolto “fisico”, infatti gli stream contano molto più delle copie vendute. Cosa pensi riguardo questa rivoluzione tecnologica che ormai da diversi anni ha travolto tutti gli attori della filiera musicale? 

Onestamente, sono molto contento, sia da musicista che da ascoltatore.

E ve lo dice uno che amava andare a comprarsi il disco.
Ho almeno trenta dischi originali solo nella mia macchina.

Certo, apprezzare le grafiche era una bella cosa, ma ho sempre pensato che la cosa più importante fosse la musica.
E l’idea che si possano esplorare intere discografie con un click, non ha prezzo.
Poi, diciamoci la verità… questa facilità ,spesso, si traduce in un NON approfondimento. Quanti di noi ascoltano scoprono degli artisti e vanno a conoscere i loro dischi a ritroso?
Ma da poco ho scoperto un disco dei Korn di dieci anni fa che non avevo mai ascoltato…
Non avrei mai potuto farlo senza lo streaming.
Da musicista poi sono ancora più contento.
Una volta capito che veramente non c’è più bisogno di impazzire per far uscire un tuo prodotto, e che puoi avere il tuo piccolo negozietto senza contratti più o meno inutili

Che dire, fantastico!

Un altro avvento che ha sicuramente ha radicalmente cambiato il modo di fare e di comunicare la musica è stata la nascita dei social media. Difatti per molte band emergenti non conta più quanto si suona live ma quante views o streams si fanno online. Cosa ne pensi di questo ulteriore cambio di paradigma che ha relegato la musica dietro uno schermo?

Qui invece, ho dei sentimenti molto contrastanti (domanda interessante, c’è anche un singolo in arrivo proprio sull’argomento…).
Da “fruitore” (dato che ai giorni nostri è inverosimile non avere NESSUN social), mi vedo frustrato nel constatare che tantissime persone che non hanno assolutamente nulla da dire a un pubblico…hanno spesso un pubblico più ampio di chi dovrebbe averlo!
La sensazione è che improbabili modelle, influencer improvvisati abbiano più consensi di musicisti, attori, artisti , sportivi…

Da musicista invece, pur combattendo l’enorme concorrenza, riscontro che è molto più facile arrivare nei monitor (e quindi alle orecchie) di tanti nuovi potenziali ascoltatori.
Certo, ci sarà meno interesse generale a soffermarsi sulla tua canzone, ma meglio di niente.
Sono comunque convinto che l’esperienza di un concerto resti molto più intensa e  “fidelizzante”, e infatti mi risulta che gli introiti maggiori per la maggior parte dei musicisti siano ancora quelli dei live
Credo che nel 2020 sia quindi meglio far girare il più possibile la propria musica e pensare a delle date solo in un secondo momento.

Reborn anticipa l’uscita di un EP, cosa possiamo aspettarcI? A livello musicale sarà sulla stessa scia del nuovo singolo? 

A livello musicale sarà abbastanza vario. Il filo conduttore sarà dato da chitarre elettriche e ritmi punk rock, ma inseriti in situazioni e arrangiamenti diversi. Provare per credere!

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