Intervista a i science per il nuovo singolo fadjar

Fadjar è il nuovo singolo della band multietnica I-Science. 

Il gruppo guidato dalla frontman italiana Corinna Fiora, che ha come base operativa il Senegal, torna con un nuovo singolo anticipando l’uscita del nuovo disco “Ndeye San”.

Abbiamo intervistato Corinna per scoprire di più sul loro progetto.

  1. Siamo su Ascolta La Musica. Cosa deve aspettarsi un ascoltatore che si avvicina per la prima volta alla vostra musica?

Ci sono forti probabilità che la sua macchina si trasformi in un galeone, che comincino a piovere rane o criceti (secondo la stagione), che la vicina anziana decida di fare uno spogliarello sensuale a ritmo di musica e che il capo ufficio decida di diventare un guru e scappi in India con il contabile, ma non c’e’ da preoccuparsi, generalmente sono reazioni che perdurano nel tempo. A volte può capitare di addormentarsi, ma solo se si e stanchi, o di svegliarsi, a scelta. A parte questi dettagli di poco conto, direi che, dato il fatto che noi stessi non sappiamo cosa aspettarci quando la componiamo e dato il miscuglio variegato di sapori che cerchiamo di armonizzare, il meglio sarebbe non aspettarsi niente, così si rimane aperti alla sorpresa, come per un uovo di Pasqua. 

  1. Se doveste scegliere un genere con cui identificarvi quale scegliereste?

Ahia! La scelta non è mai stata il nostro forte! Infatti da anni cerchiamo di entrare nelle caselle dei generi ed è da anni che assolutamente non ci riusciamo, perché appunto i generi sono legati a delle aspettative, a delle norme, tutte cose che ai musicisti ed ai pirati stanno strette, soprattutto quando la voglia di esplorare e tanta. Cosa vi posso dire? Fusion? Afro-jazz? World ? World Fusion di Afro-jazz…mmm, forse potrebbe andare…anzi no! Genere pirata! Ecco, Genere Pirata ci calza a pennello!

  1. Il vostro nuovo singolo affronta temi molto interessanti. Parlateci di come è venuto sù questo vostro nuovo lavoro.

Questo singolo fa parte della dinamica più ampia dell’album a venire, Ndeye San. Ogni traccia dell’album rappresenta una presa di coscienza legata al viaggio interiore fatto nel comporlo. Abbiamo lavorato tre anni su quest’album e in questi tre anni sono successe tante cose: trasformazioni, separazioni, prese di coscienza, rimesse in questione, crescita. Momenti duri e momenti bellissimi che ci hanno insegnato un po’ più su noi stessi, in quanto individui, membri di un gruppo e membri della società. Fadjar è uno degli ultimi brani che abbiamo composto, verso la fine del viaggio, quando dopo le intemperie cominci a intravedere il primo raggio di sole, che apre la via verso qualcosa di nuovo. L’abbiamo infatti composto con molta leggerezza: dopo le prove ho cominciato a improvvisare con lo scacciapensieri, il tastierista ha buttato giù qualche nota oceanica, gli altri musicisti ci hanno raggiunto delicatamente ed è così che è nata Fadjar. 

  1. Tornando sull’argomento dell’ascolto. Quali sono le composizioni musicali alle quali vi ispirate per comporre la vostra musica?

Ascoltiamo tutto, ma proprio tutto! Le musiche tradizionali di tutta l’Africa dell’Ovest sono già fonte ricchissima di ispirazione a livello delle composizioni polifoniche, dei ritmi (che hanno ciascuno un significato ed una simbologia propri), della costruzione dei brani. A questo si aggiungono tutte le produzioni più moderne (Wasis Diop, Ismael Lo, Souleymane Feye e Xalam 2, Manu Dibango ad esempio), la musica Nigeriana, Ghanaian. Poi ovviamente ci sono le ispirazioni degli Stati Uniti o Europee (io personalmente amo molto gli Area e tutto l’andazzo musicale anni 60/70). Le musiche tradizionali del mondo intero…C’e da impazzire di creatività con tutte le fonti di ispirazione che esistono! E poi ci sono anche i rumori della vita ad ispirarci : i clacson, le carrette, gli uccelli, l’acqua…o le diverse lingue parlate. Anche la lingua è musica in un certo senso.

  1. Siamo in un momento storico nel quale l’ascolto “liquido” ha vinto sull’ascolto “fisico”, infatti gli stream contano molto più delle copie vendute. Cosa pensate riguardo questa rivoluzione tecnologica che ormai da diversi anni ha travolto tutti gli attori della filiera musicale?

Parlando di liquido, Bruce Lee diceva : “Be like water!” (da leggere immaginando voce e accento di Bruce Lee),  Sii come l’acqua! Bisogna adattarsi, ma non è così facile come sembra. La rivoluzione tecnologica ha permesso a molti artisti di farsi conoscere grazie alla promozione indipendente sui social e quant’altro. L’altra faccia della medaglia però è che le fonti di reddito, che prima erano soprattutto legate alla vendita di album e alle prestazioni live, sono ormai sminuzzate attraverso tanti canali diversi (streaming, monetizzazioni, etc.) difficili da controllare e dove le piattaforme di distribuzione mangiano la fetta più grande della torta. Ci sono ancora molte cose che devono essere riviste e adattate, come ad esempio le questioni relative ai diritti d’autore per i contenuti digitali, dato che questo grosso cambiamento e relativamente recente per tutta l’industria musicale. Stare dietro a tutti i canali di distribuzione, gestire il filo conduttore per ogni canale, curare l’immagine grafica ed editoriale…insomma, oggi un artista dev’essere un imprenditore di se stesso. I parametri da gestire sono diventati tantissimi e l’artista indipendente, volente o nolente, si ritrova a fare più un lavoro di gestione dei social che a comporre musica di per sé. 

  1. Un altro avvento che sicuramente ha radicalmente cambiato il modo di fare e di comunicare la musica è stata la nascita dei social media. Difatti per molte band emergenti non conta più quanto si suona live ma quante views o streams si fanno online. Cosa pensate riguardo questo ulteriore cambio di paradigma che ha relegato la musica dietro uno schermo?

Secondo me non è la musica che è relegata dietro allo schermo, sono le persone che lo sono. La musica ha sempre vissuto e sempre vivrà, nel live appunto, non foss’altro mentre viene registrata. Alcune persone, molte persone, hanno scelto di “consumare” più o meno passivamente (non solo la musica) davanti ad uno schermo. C’e’ da riflettere molto su questo… E quindi ? E quindi tocca andare a cercarci la nostra fetta di like a destra e a manca, per poter fare quello che ci piace di più: suonare! Fermo restando che il live, a parer mio, rimane la cosa più importante, sia a livello economico che di piacere (almeno così dovrebbe essere per un musicista). Detto questo, ho una relazione di amore/odio con gli schermi, quindi forse non posso essere oggettiva nella risposta che vi ho dato.

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