Intervistiamo i Quaalude per il loro nuovo disco Under My Hat

Ciao ragazzi, ci parlate un po’ di voi e della vostra band?

Ciao! Siamo i Quaalude, una band pop rock dell’hinterland milanese creata nel 2014 e formata da Noemi alla voce, Federico ed Erik alle chitarre, Cece al basso e Marco alla batteria. Siamo 5 musicisti con influenze e gusti musicali anche molto diversi tra loro ma accomunati dalla passione per il brit rock che ha di fatto ispirato fortemente i nostri inediti. Inizialmente, come tutte le band, ci siamo dedicati alle cover, ma quasi da subito abbiamo cominciato a scrivere brani inediti. Da allora siamo cresciuti e cambiati molto, anche grazie ad una strumentazione sempre nuova e all’uso della tecnologia, che permette di sperimentare nuove strade musicali che prima non erano possibili.

  • Da poco è uscito il vostro album “Under My Hat”, come mai la scelta di questo titolo?

Il titolo dell’album rimanda alle tematiche che abbiamo affrontato con le canzoni in esso contenute: “Under My Hat” tratta di quei pensieri e di quelle sensazioni che tutti noi viviamo almeno una volta nella vita relativi alle relazioni di tutti i giorni. Sono quei “dialoghi mentali” che immaginiamo quando ripensiamo a una determinata situazione, i pensieri più intimi che vorremmo dire ad alta voce ma che restano lì, nella nostra mente, sotto al nostro cappello. Cappello che tutti noi “indossiamo” quando usciamo di casa, come una sorta di maschera che ci protegge nel confronto con l’altro, e che “togliamo” quando siamo al sicuro, in casa nostra.

Inoltre il titolo rimanda al cappello che la nostra cantante Noemi ha sempre indossato durante i nostri live ed è diventato un po’ anche il simbolo della nostra band.

  • Possiamo definire l’album come un viaggio?

Si, lo definirei appunto un viaggio attraverso le emozioni e le sensazioni che ognuno di noi può vivere quotidianamente guidato dalle nostre sonorità. Ogni canzone ha un andamento più o meno ritmato che può coinvolgere l’ascoltatore in base al suo stato d’animo. Vengono inoltre trattate tematiche che chiunque può vivere e le canzoni si rivolgono a un “tu” generico che rende molto facile all’ascoltatore immedesimarsi nelle situazioni che le canzoni esprimono.

  • Qual è stato il primo brano del disco che è stato scritto?

Il primo brano scritto è stato “You Lift Me Up” che abbiamo prodotto e pubblicato nel 2017 come singolo. Il brano è nato da un giro di chitarra di Erik sul quale poi di volta in volta ogni componente ha aggiunto la sua parte fino alla voce finale di Noemi e ai cori del ritornello cantati da tutti i componenti della band. Il progetto dell’album poi è continuato un po’ a rilento dovuto a dei cambi di formazione che hanno rallentato il processo di creazione di nuovi brani fino ad arrivare alla formazione attuale con la quale abbiamo ultimato la maggior parte dei pezzi.

  • Quali sono le sensazioni che sperate possano regalare le vostre canzoni?

Penso dipenda molto da quale delle canzoni dell’album si prende in considerazione: ci sono brani più ritmati che trasmettono energia come “Anybody Else” o altri che ti fanno più viaggiare coi pensieri come “Save Us” o “Simplicity”. Speriamo che i nostri ascoltatori possano rivivere le stesse emozioni che questi brani trasmettono a noi.

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