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Un album oltre le aspettative! INTERVISTA a Michele Briganti Cantautore

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“Un Accendino Blu” è l’album di esordio del Cantautore Toscano “Michele Briganti” disponibile al download già dall’1 Febbraio di quest’anno. L’album è stato prodotto e realizzato in completa autonomia dall’autore, sia nella composizione di musiche, testi ed arrangiamenti, sia nelle fasi di registrazione, Mixing e Mastering. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Michele per conoscerlo un po’ meglio.

Come ti sei avvicinato alla Musica?
La musica è sempre stata presente in casa mia… mio padre è un appassionato chitarrista e negli anni ’60, come molti ai tempi, suonava in un “complesso”… Se ripenso alla mia infanzia è difficile non legare qualche ricordo a quello di mio padre con la chitarra in mano e chiaramente in casa gli strumenti sono sempre esistiti… non so neanche di preciso come e quando ho iniziato a suonare… lo ho praticamente sempre fatto anche se la svolta è arrivata intorno ai 12 anni quando ho fatto le mie “prime conoscenze musicali” ed ho iniziato ad ascoltare (e suonare) cose diverse da quello che veniva proposto in casa… ai tempi suonavo l’organo elettrico ed ho capito che la chitarra “la si poteva portare in giro” e la ho scelta come strumento principale… in realtà però non ho mai approfondito veramente lo studio di nessuno strumento e questo, ancora a distanza di anni, mi dispiace un po’…


A Febbraio è uscito il tuo primo album, come sta andando?
Sicuramente oltre le aspettative… ho fatto uscire un Album senza alcuna velleità di fama o successo… semplicemente sentivo la necessità, dopo quasi 30 anni di musica, di fare qualcosa “di mio” e così, quasi per gioco, mi sono messo a scrivere canzoni… sempre per gioco ho pubblicato un album che inizialmente pensavo di far ascoltare a soli pochi amici… capirai che, sebbene i numeri siano per il mercato musicale quasi inesistenti, scoprire di aver avuto diverse migliaia di ascolti streaming e vedere il mio nome circolare su internet e sui social fa uno strano effetto ed è molto gratificante… Ho notato inoltre una facilitazione nel proporsi, anche in live, con più facilità avendo alle spalle un album ed in questo periodo ho sviluppato alcuni contatti e collaborazioni stimolanti…


Un accendino blu, perché questo titolo?
È un estratto dal testo della canzone “Quello Che Mi Hai Dato”, contenuta nell’Album… Qualche anno fa mi era stato regalato un accendino… Blu,… non ha mai funzionato…
Ricordo che una volta ero in macchina in viaggio per lavoro verso Roma ed avevo con me le sigarette ma non da accendere… avevo soltanto quell’accendino che non funzionava…
Mi sono sentito “schiavo” di qualcosa che “non funzionava più”… una cosa inservibile che ha in realtà poi svelato la sua utilità dal momento che mi è servito proprio per “non fumare” e decidere poi di smettere di farlo…
Nello specifico la canzone in questione parla degli “strascichi” di una storia d’amore finita, quando si riflette su quello che è rimasto ed in qualche modo si resta “schiavi” di qualcosa che non c’è più anche se in realtà questa neanche aveva mai funzionato… collegare la storia di “… Un Accendino Blu Che Non Funziona Più…”, proprio come la storia che racconto nel brano, mi sembrava immagine che potesse dare idea di come talvolta, anche la fine di un amore, possa lasciare elementi positivi anche se sul momento non sempre si riesce a coglierli…
La canzone mi piace particolarmente ed “Un Accendino Blu” mi sembrava un titolo “evocativo” che potesse suscitare la giusta curiosità nei confronti dell’album…


Lo hai registrato tutto da solo?
Si… questo album è stato una “sfida nella sfida”… non solo non avevo mai composto prima ma mi sono occupato direttamente di tutte le fasi dalla registrazione, al mixing ed al mastering, registrando in prima persona quasi la totalità delle tracce e degli strumenti…
Avevo iniziato a creare un Home Studio nella mia cantina con lo scopo di registrare i brani, arrangiarli ed avere delle demo da poter successivamente registrare in studio in modo professionale… man mano che procedevo mi sono poi appassionato alla fase della “produzione” ed ho deciso di continuare investendo semplicemente “su me stesso” portando avanti un progetto in completa autonomia e facendo una buona esperienza nell’Home Recording…

Ci sarà anche un tour?
Sto lavorando per portare i miei brani in giro e propormi live in vari contesti…
Finiti gli eventi di presentazione partirò con alcune date “fuori provincia” cercando di portare la mia musica in tutte le province della Toscana ed approfittando del periodo estivo per toccare le principali località turistiche della costa.
La prima data del tour sarà alla fine di maggio… devo ancora definire alcune cose ma in tutto ci saranno circa 20 date nel periodo tra maggio e settembre…
Seguendomi sulle mie pagine social potrete avere informazioni più precise ed aggiornate…

ASCOLTA/SCARICA UN ACCENDINO BLU
Spotify:: https://spoti.fi/2VwnjTi
Youtube:: https://bit.ly/2GTt7Tz
Deezer: https://bit.ly/2UhKAYO
Amazon:: https://amzn.to/2tNenNw
iTunes: https://apple.co/2HhAOm7

CONTATTI
Facebook: https://www.facebook.com/pg/Michele-Briganti-Cantautore
SoundCloud: https://soundcloud.com/michelebriganticantautore

Sito Internet: https://sites.google.com/view/michelebriganticantautore

BandCamp: https://michelebriganti.bandcamp.com/

Distribuzione Digitale: https://sites.google.com/view/michelebriganticantautore/la-mia-musica/un-accendino-blu-acquisto

 

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Fuori il videoclip “AVVOLTE” degli ALAN SPICY (Beng! Dischi / Marina Stella 2018)

Il videoclip degli Alan Spicy arriva in rete, dopo l’esclusiva su Distopic e un’intervista della band.

Avvolte racconta di come tutti noi abbiamo bisogno di correre, correre e correre per apprezzare tutti i momenti della vita.” La band di Poggio Bustone (RI) presenta con queste parole il videoclip che, in puro stile diario/tour “trasmette nella maniera più viscerale e vera possibile quelle che sono state le nostre esperienze, come dei piccoli “Frammenti” di Alan”.
Un racconto che corre e non si ferma mai, ride e sorride, scherza, vive e suona.

—> GUARDA IL VIDEOCLIP “AVVOLTE” —> https://youtu.be/yyfXbE65UIQ

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Il disco d’esordio “Frammenti”, che uscito il 23 Luglio 2018 negli store digitali per Marina Stella Label e il 20 Settembre 2018 in versione fisica per Beng! Dischi, ha ricevuto un’accoglienza molto positiva sia dal pubblico che dalla critica. Webzine e riviste cartacee hanno dato molto spazio alla band, esaltandone la genuinità e la sincerità.

In questo periodo gli Alan Spicy non sono stati con le mani in mano.
Durante il loro “TuttuTour” hanno presentato il disco al MEI di Faenza, uno dei più importanti palchi della musica indipendente, ed hanno vinto il premio “Anime di Carte” a Roma, organizzato da Emanuela Petroni, che gli permetterà di realizzare il videoclip della loro canzone “Caronte” (attualmente in rotazione nel circuito radiofonico Vittek Tape), adesso stanno organizzando i concerti per i prossimi mesi.

Prossimi concerti:
23 Nov – Be’er Sheva – Rieti
06 Dic – Marmo – Roma
20 Dic – Mamiwata – Pescara

ASCOLTA “FRAMMENTI”
(Marina Stella Label 2018)

Spotify – https://spoti.fi/2mBvkHg
ITunes – https://apple.co/2NCYPnd
Deezer – http://bit.ly/2NA6pyZ
Google Play – http://bit.ly/2JLRwHB
Amazon Music – https://amzn.to/2zW7jnH

—–

LINK ALAN SPICY:
Facebook – facebook.com/alanspicy
Instagram – https://goo.gl/jcKuv9
Twitter – https://twitter.com/AlanSpicy

CONTATTI UFF. STAMPA:
Beng! Press – www.facebook.com/pressbeng
Email – pressbeng@gmail.com
LFD Press – www.facebook.com/lfdpress
Email – press@lafamedischi.com

Vorrei almeno provarci! Intervista all’eclettico Killo

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Marco Aprile in arte “Killo” , eclettico cantautore e compositore salentino , nasce l’8 Luglio 1985 a Galatina(LE). A pochi mesi dalla pubblicazione del suo primo EP esce con un video ironico e suggestivo. Abbiamo fatto 4 chiacchiere con lui per conoscerlo meglio.

– Come ti sei avvicinato alla musica?
La musica ha fatto parte di me da quando ero piccolissimo. Ascoltavo e canticchiavo la musica che ascoltavano i miei genitori, come Mina, Battisti, De Andrè, Lucio Dalla, Beatles e altri ancora. Poi a 6 anni iniziai a studiare privatamente solfeggio e pianoforte. Già all’epoca componevo canzoni quando qualche anno più tardi cominciai ad appassionarmi alla chitarra. Da allora ho sempre composto e suonato questo strumento in alcuni progetti locali di vario genere.

– Ti definisci un cantautore?
Non lo so, servirebbe ad etichettarmi e indirizzare la gente verso uno specifico genere musicale? Ma si dai, compongo e suono canzoni da me composte.

– Come reputi la tua esperienza all’Università?
Fantastica, ma allo stesso punto nostalgica dal punto di vista musicale. Avevo appena composto un nuovo album con la mia nuova band, ma una volta trasferitomi e iniziato a studiare non riuscivo a conciliare le due cose, per cui vivevo le mie giornate con un vuoto che non veniva colmato. Avevo bisogno di incidere, pubblicare il mio disco e suonarlo in giro.

– Cosa ti aspetti da questa nuova avventura?
Ho messo me stesso in questo progetto, non mi aspetto grandi cose, ma vorrei almeno provarci e so che ci vuole tenacia, pazienza e tanta fortuna.

Dove potremo ascoltarti live?
Sono in fase di programmazione

Record,mix e master realizzato presso URLO RECORDShttps://www.facebook.com/urlorecords/ Video realizzato da CineVideoLab di Dalila Miggiano https://www.facebook.com/cinevideolab/

CONTATTI:

Facebook : https://www.facebook.com/killomusica
Instagram : killomusica

Ho sempre apprezzato i dischi che si riescono ad ascoltare più volte, Intervista al cantautore Alessio Ivan

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Alessio Ivan è un cantautore della provincia di Varese che, dopo essere stato chitarrista ed autore di band giovanili e dopo una lunga assenza dal mondo della musica per dedicarsi alla professione di Consulente del lavoro, ha deciso di riprendere il cammino interrotto e registrare il suo primo disco. Col brano “Vienimi a salvare”, ha raggiunto la finale dell’edizione 2018 del Varigotti Festival – premio nazionale per la canzone d’autore emergente. L’album si intitola “Viola”Viola come il nome di sua figlia; viola come il colore di chi desidera piacere ed essere accettato; viola come l’unione del rosso, sinonimo di forza ed energia, e del blu, che richiama la calma e la malinconia. 

Ecco la nostra intervista:

1) Parlaci del tuo nuovo disco.
E’ un lavoro nato quasi per caso, inizialmente l’idea era solo quella di registrare qualche vecchio brano, poi invece ho scritto nuove canzoni ed il progetto ha preso forma. La prima parte del lavoro presenta sonorità elettroniche ed atmosfere un po’ cupe mentre, nella seconda parte, si passa a brani con arrangiamenti più rock ed acustici. Ho sempre apprezzato i dischi che si riescono ad ascoltare più volte dall’inizio alla fine, senza bypassare le canzoni inutili. Terminata una canzone, cercavo di cambiare un po’ le carte in tavola per il pezzo successivo in modo da non annoiarmi e non annoiare l’ascoltatore. Spero di esserci riuscito, io riesco ancora adesso ad ascoltarlo con piacere.

2) Come ti sei avvicinato alla musica?
Da bambino, andando ad un corso di chitarra e cantando le vecchie canzoni.

3) La musica può essere un lavoro vero nel 2017?
La musica può essere un lavoro vero. Il problema è fare in modo che lo sia la propria musica. Per quello ci vogliono i numeri. Non mi vedo a cantare la domenica ai matrimoni, forse non ne sarei nemmeno capace. Fare il cantautore è tutt’altro mestiere, forse più facile se hai la fortuna di avere un seguito.

4) Quali sono i tuoi progetti futuri?
Creare una band per suonare in giro le mie canzoni e, se ne avrò la forza, registrare un altro disco.

ASCOLTA L’ALBUM
Spotify – https://spoti.fi/2M9vyAv
iTunes – https://apple.co/2NZKj9q
Google – https://goo.gl/bzfeHd

Video:

“Una nuova idea”: https://youtu.be/IFz1sGVMDGU

“Vienimi a salvare”: https://youtu.be/vgt7edT6NuQ

“La perfezione”: https://youtu.be/FljAWSVCTS8

La mia famiglia ha la musica nel DNA, intervista a TESHA

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Emanuele “Tesha” Scardino inizia già da bambino a calcare i palchi di svariati pub a Milano seguendo le orme della famiglia, con il padre batterista e cantante e la sorella cantante, innamorandosi della musica Italiana. In quarta elementare entra far parte del Coro del Duomo di Milano dove per anni ricopre il ruolo di solista sotto la guida di Monsignor Luciano Migliavacca.
Durante le scuole superiori inizia il suo girovagare artistico: è da questo momento che al suo bagaglio di musica Italiana si aggiungono altri generi musicali come Rap, R&B, Rock e Soul music, il tutto portato in scena con varie formazioni, dal duo acustico a gruppi elettrici. Proprio con un gruppo elettrico, i Mukkarasta, inizia a proporre le sue canzoni, molto influenzate dal suo background e da quello che la vita gli dona. LASCIAMI GRIDARE è la prima canzone che scrive dopo la tragica scomparsa di un giovane caro amico, ed è la canzone che, durante i suoi Live, non manca mai. 
 Nella sua carriera troviamo anche il teatro: partecipa infatti alla messa in scena di A CHORUS LINE. Da solo suona in molti locali milanesi, feste private e matrimoni, eseguendo classici repertori da piano bar senza però dimenticare le sue canzoni e le sue origini. Un’innata predisposizione musicale lo rende poli-strumentista: suona infatti pianoforte, chitarra, basso e batteria, tutti da autodidatta.

Nel Novembre 2016 pubblica il suo primo album solista che si intitola proprio come la sua prima canzone “LASCIAMI GRIDARE”, per chiudere un cerchio aperto molti anni prima. Questo album è un viaggio che attraversa tutta la vita di Tesha e questo lo si può capire per la diversità di generi nella track list. Si passa infatti dal pop italiano, al rock degli anni delle superiori, ad un più maturo soul fino ad un sempre presente rap. Nota sempre presente è la composizione dei testi che parlano sempre della sua vita, come in “RICORDERAI” – canzone dedicata alla moglie o in “BENVENUTA ELEONORA” – brano scritto in occasione della nascita di sua figlia.

Il futuro discografico sembra essere ben delineato nella mente di Tesha. E’ infatti in lavorazione il secondo album che sarà un po’ meno eterogeneo e più incentrato sul SOUL e l’RnB senza denigrare il vecchio ed amato RAP. Un’idea di quello che verrà presentato nel nuovo album lo potremo vedere dal 5 dicembre con il nuovo singolo, “LET ME CRY”, primo brano scritto in inglese e che conclude definitivamente la saga “LASCIAMI GRIDARE”. Dopo il brano originale Rock con un assolo di chitarra molto importante e la versione Rap prodotta da DELETERIO, l’ultimo capitolo è la versione inglese sempre in chiave Hip Hop, ma in una versione molto più intima. Anche il video proposto è molto meno “street” del primo ma molto più emozionale.

Abbiamo fatto 4 chiacchiere con TESHA per conoscerlo meglio.
Ecco la nostra intervista:

1) Parlaci del nuovo disco in lavorazione.
Il primo Album, Lasciami Gridare, è stato si un album di inediti ma scritti in un arco di tempo di circa 15/16 anni…. Quindi dentro ci trovi tutti i generi che hanno influenzato il periodo in cui le canzoni sono state scritte. Questo album invece è concepito proprio come tale, i brani nuovi hanno un filo conduttore che traccia la linea guida del disco. Ci sarà più Soul possibile. A breve saranno pronti 2 brani prodotti da Mr. Mee Roy, un giovane producer di Arezzo di cui sentirete parlare molto presto….

2) Come ti sei avvicinato alla musica?
La mia famiglia ha la musica nel DNA. Padre Batterista, mia madre cantava, mia sorella canta ancora con suo marito… Quindi sin da piccolo si andava in giro per locali con musica dal vivo tutti insieme, quindi non mi ci sono avvicinato, me la sono trovata a casa come fosse una parente. Io ho iniziato in quarta elementare a cantare nel Coro del Duomo di Milano, coro più antico d’Europa e da li non ho più smesso.

3) La musica può essere un lavoro nel 2018?
Secondo me si, perché la musica non è solo suonare a San Siro o fare il Disco D’oro. 
La musica si può insegnare, si può comporre, si può cantare, si può suonare… quindi si. Se invece fai la stessa domanda alle nuove generazioni pensano che vivere di musica sia fare la bella vita a Miami. E se l’ambizione è quella diventa più difficile, soprattutto senza avere delle vere basi, senza lo studio.

4) Quali sono i tuoi progetti futuri?
Il nuovo disco sicuramente, suonare il più possibile in giro, far conoscere la mia musica a più persone possibile. Inoltre c’è un progetto interessante con Mara Romero Borella, prima donna Italiana a combattere in UFC (la più grande organizzazione di Arti Marziali Miste – MMA) che a breve sveleremo. Ma soprattutto voglio cercare di essere un buon padre ed un buon marito, anche tramite la mia musica ed ai messaggi che cerco di dare nelle mie canzoni.

GUARDA IL VIDEO DI “LET ME CRY”
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Scrivere in qualunque momento anche a lavoro, intervista alla band cantautorale Zerella

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Zerella non è solo il cognome eufonico di Ciro, cantautore classe ’93 cresciuto tra i dischi e le cassette della sua vecchia casa, ma anche una vera e propria band cantautorale. Dalla penna e dalla chitarra di Ciro vengono fuori delle canzoni nude ed intime che vengono poi vestite insieme alla band in sala prove. La band si completa con Alessio Vito (chitarre e cori), Gianluigi Pilunni (basso) e Remo Radica (batterie, tastiere). L’attenzione sul progetto cresce con il passare del tempo grazie all’apertura dei concerti di artisti come Gazebo Penguins, Giorgio Ciccarelli, Giorgio Canali e Marlene Kuntz.

Sotto casa tua il disco d’esordio, in uscita il prossimo Aprile per Seahorse  Recordings e distribuito Audioglobe, affonda le radici nella canzone d’autore italiana, nel rock d’ oltremanica anni 90 e nelle influenze pop del nuovo millennio.

 Un disco diretto, intimo e che racconta pregi, difetti ed avventure del quotidiano ma anche storie che vengono da lontano.

Ecco la nostra intervista alla band in occasione dell’uscita del disco.

1) Parlateci del vostro nuovo disco.
Sotto casa tua è il nostro disco d’esordio, doveva essere un ep ed invece eccoci qui a coccolare il nostro primo album. Pensiamo sia un disco molto trasversale, capace di unire più correnti musicali attraverso lo stile di scrittura di Ciro che è piuttosto personale nonostante abbia dei richiami a diversi cantautori da Piero Ciampi a Vasco Brondi fino a Neil Young. Ci piace pensarlo come punto di incontro tra rock, cantautorato e indie. Ci sono tante chitarre e tanti strumenti suonati tutti dal vivo, di elettronico c’è poco o è ben nascosto. Oggi come oggi sembra paradossale ma puntare sulle chitarre anziché su loop e synth è diventato anticonvenzionale. Sotto casa tua è una creatura che parla di storie personali (Via Vittorio Veneto, Chimica degli Elementi, Santiago Bernabeu, Prenderti o Perderti) appartenenti alla cultura popolare (Hanno Preso Bob Dylan, Brasile 1958) oppure scritti con una chiave di lettura esterna (Terraboa, L’attore, Nico).

2) Come vi siete avvicinati alla musica?
Tutti o quasi si avvicinano alla musica ai tempi del liceo ed è stato così anche per noi. Poi, alcuni pezzi del puzzle si completano con il tempo, ascoltare e studiare la musica resta una cosa fondamentale.

3) La musica può essere un lavoro vero nel 2018?
Al di là di frasi fatte e retoriche, può esserlo. Bisogna però non essere ossessionati ed impegnarsi a trovare momenti e lavori alternativi che possano aiutarci ad investire nella musica. Non è facile emergere e bisogna essere attenti nella gestione degli spazi. È un piacere ed un sacrificio investire sulla musica, ma bisogna fare le cose senza pretendere che ci sia un ritorno a tutti i costi.

4) Quali sono i vostri progetti futuri?
Ti rispondo io, (Ciro) fregiandomi per un attimo del mio ruolo di band leader.
Sicuramente suonare dal vivo questo disco è la priorità, poi procederemo a sistemare un po’ di cose; nel frattempo se c’è spazio per scrivere, continuerò a farlo. Scrivo in qualunque momento e in qualsiasi modo. Mi è capitato di essere ispirato una volta a lavoro, ed ero in cantina, lavorando sui vini – sono corso in bagno ho aperto il registratore vocale ed ho tirato giù melodia e parole che erano venute fuori.

 

Il mondo Major non ci merita, intervista a Luis Leo

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Leonardo Borrelli ex cantante, chitarrista e compositore del gruppo indie Mersenne, pubblica con Urtovox “Stolen Dresses” nel 2005, preceduto da un EP autoprodotto, “Fishes Say Blu Blu”, nel 2003. Dopo lo scioglimento della band entra nel giro artistico di Lucio Dalla grazie anche alla composizione del brano “Anche se il tempo passa”. Dopo questa esperienza nasce la voglia di lavorare a brani con testi in Italiano unendo l’indie power-pop dei Mersenne a sonorità a tratti più vicine al punk. Gli ascolti variano dai più conosciuti Arcade Fire, Interpol, Radio Dept, ai meno conosciuti, Deerhunter, Wild Nothing e Beach House, senza dimenticare i gruppi seminali delle origini come Pixies, Pavement, The Notwist e Deus. Nel 2014 forma il progetto Luis Leo e chiude nove canzoni nel primo album ufficiale che è uscito il 5 Gennaio 2018 dal titolo Dell’essere liberi (La Sete Dischi 2018).

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Leo per conoscerlo meglio.

-Come sei passato da essere il chitarrista cantante di una band a far uscire un progetto di cui sei l’unico responsabile?
Ci sono arrivato un po’ per caso e un po’ per necessità. Sono ancora cantante e chitarrista di questo progetto ma con molti meno vincoli perché comunque rispondo a me stesso e quando un pezzo mi piace sono già a posto cosi. Posso al limite chiedere dei pareri ma mai decisivi e comunque sempre su dettagli. Questo aspetto mi consente di andare più veloce ma anche in profondità e tirare fuori il 100% di quello che sono che poi è frutto della musica che mi piace di più e che mi rappresenta. Mi sembra giusto visto che poi ci devo mettere la faccio io. Oltre questo aspetto sono stato costretto ad imparare cose nuove come realizzare delle pre produzioni in casa che, per i musicisti della mia generazione non è una cosa cosi scontata come oggi.
All’inizio di tutto però non ero cosi consapevole.
Quando la band si sciolse nel 2009, all’epoca suonavo nei Mersenne band indie-pop in inglese, volevo un po’ distaccarmi dalla musica forse stanco e nauseato di un sistema che nella mia testa non funzionava più. Non ho cercato altre band o persone con cui suonare, complice anche la mia pigrizia. Volevo rimanere per i fatti miei e seguire anche altre cose che non fossero musica o musica fatta anche con altre intenzioni. In quel periodo mi limitavo a collaborare con un amico che lavorava con Lucio Dalla portando delle idee per delle canzoni che potessero funzionare per artisti già affermati con i quali aveva a che fare e che, a quanto pare, erano sempre alla ricerca di materiale nuovo.
Allo stesso tempo iniziavo a muovere i primi passi in casa registrando materiale che mi piaceva, proprio per ritrovare gusto ed entusiasmo personale nella musica, senza nessun tipo di velleità. Dopo anni di lavoro di gruppo lavorare da solo stava iniziando a piacermi perché mi sentivo libero senza obblighi di dover o non dover fare qualcosa e inoltre stavo imparando delle cose nuove che mi piacevano. Durante questo periodo ho provato anche a suonare con altre persone, riconoscendo l’importanza della sala prove, ma non è mai nato l’amore necessario per costruire una vera band e cosi ho deciso di proseguire da solo e vedere cosa sarebbe successo.

-Com’è nato il tuo primo disco solista?
Come ti dicevo, a forza di registrare in casa stavo raccogliendo tanto materiale, le cose che mi rappresentavano di più le tenevo per me, le altre le passavo al mio amico per altre eventuali produzioni esterne. Mi sono sempre focalizzato di più su armonie e arrangiamenti musicali che sui testi per cui senza preoccuparmi troppo registravo di tutto con delle finte voci che mi dessero l’idea di una struttura canzone. Questo periodo va dal 2009 al 2013 circa dove ho raccolto circa una cinquantina di pezzi di cui uno fu preso da Lucio Dalla come inedito per la raccolta uscita nel 2011, Questo è amore. Questa cosa mi diede sicuramente molto entusiasmo e, anche se stiamo parlando di un Dalla a fine carriera, è stata una presa di coscienza importante per quello che sarebbe avvenuto dopo.
Nell’estate 2013 infatti, complice un viaggio a New York, mi convinsi a dover chiudere un disco mio, un po’ perché la selezione del materiale che avevo mi convinceva, ma soprattutto perché iniziavo a visualizzare nella mia mente delle parole e dei concetti da affiancare ad alcune musiche; ed erano cose personali, finalmente vere e che rappresentavano degli stati emotivi che sentivo in quel periodo e che non avevo più paura di esprimere raccontandole con la musica. Avevo già scritto testi in italiano prima d’allora ma era roba vecchia, non mia, forzata quindi inutile anche nell’ipotesi che avrebbe funzionato.
Rientrato quindi da NYC ho selezionato cinque brani del vasto materiale che avevo e ho aggiunto altri 4 brani suonando nella cameretta di Matteo Fortuni, un altro compositore conosciuto nel giro di Dalla con il quale ho da subito legato e collaborato.

-Come ti definiresti… un cantautore?
No anche se mi piacerebbe. Adesso sono solo un musicista che fa canzoni o un compositore di musica leggera. Forse un giorno lo diventerò. Ho sempre associato l’idea del cantautore a quella di colui in grado di focalizzarsi molto bene sui testi, un po’ per i contenuti profondi e un po’ per una forma poetica e che usa la musica come supporto ma non diventa mai predominante sul messaggio verbale. Io faccio un po’ il contrario, parto dallo sviluppo di arrangiamenti musicali e ci appoggio sopra un testo cercando di dare un po’ di importanza a entrambi. In realtà invidio molto il compositore perché riesce a controllare il linguaggio in un modo fenomenale. Per quanto mi riguarda scrivere un testo è un parto e forse è per quello che li lascio quasi tutti alla fine:).

-Che periodo pensi stia attraversando la musica indipendente italiana?
Beh mi sembra un buon periodo, sicuramente molto meglio di dieci anni fa quando l’unico modo per farsi vedere era quello di rompere le palle al locale di turno per farti suonare. Oggi con i social a disposizione insieme con una tecnologia più evoluta come quella degli smartphone è possibile essere sempre aggiornati e connessi a ciò che accade. Si possono pubblicare video, interviste e tutto il materiale necessario per promuovere un nuovo artista bypassando completamente il mondo Major che non ci merita. Non basta comunque, però almeno te la giochi con quello che hai e che sei. Si può comunicare con un pubblico potenziale e far ascoltare la tua musica. Mi sembra una grande opportunità anche se chiaramente si sta inflazionando tutto molto velocemente e comunque scordati l’idea di camparci su sta roba

-Com’è stata l’esperienza “Musicraiser”? Funziona? La consiglieresti ai tuoi colleghi?
Devo dire esperienza positiva soprattutto se sei un po’ pigro come me…ahahahaha. Nel senso che ti obbliga a metterti in gioco subito per raccogliere i soldi che chiedi. E’ utile perché durante la costruzione del profilo diventi più consapevole su quello che stai facendo, della proposta artistica che stai offrendo ai raisers e quindi se sei sulla strada giusta. Una volta che lo capisci sei molto più bravo a rompere le palle ai tuoi amici per farti dare 20 euro ahahaha.
A parte gli scherzi bisogna sapere che gli amici di Facebook che non conosci molto difficilmente di daranno soldi, il target sono e rimangono i tuoi amici che ti vogliono bene e ti appoggiano e che devi convincere con la forza del progetto in cui credi. E ci devi credere. Ah dimenticavo è utile anche perché si fa un bel filtro sugli amici che non ti supportano. Sono rimasto molto sorpreso di vedere raisers che non mi sarei mai aspettato e invece deluso su altri casi. Si sicuramente lo consiglio anche come idea di autopromozione anche se non c’è solo Musicraiser.

-Ti vedremo dal vivo?
Beh questo non dipende solo da me. Intanto io e Michele Maraglino della Fame Dischi valuteremo il gradimento di questo lavoro in base alle recensioni e tante altre variabili. Sicuramente suonare dal vivo è la cosa che so fare meglio ma non voglio neanche affrettare le cose. Il disco è appena uscito e dobbiamo comunque trovare un booking. Vogliamo fare le cose per bene senza ansia ne forzature.

-E nel futuro come ti vedi?
Tra l’Italia e NY per collaborare anche con altri musicisti. Adoro le collaborazioni. Ti mettono in gioco e impari sempre qualcosa di nuovo. Per l’Italia ho in progetto un EP su cui sto già lavorando e poi viaggiare e vedere il mondo.

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