Intervista a Mico argirò online con hijab, un singolo in cui “le differenze si incontrano, che siano occidente e oriente, musica elettronica e acustica, arabo, italiano e dialetto campano.”

Intervistiamo Mico Argirò, cantautore e compositore di musiche per il teatro Cilentano di origini calabresi, online con il nuovo singolo Hijab, che vede la partecipazione di Pietra Montecorvino registrata per l’occasione da Eugenio Bennato.

Da qualche giorno è disponibile su YouTube il videoclip ufficiale:

  1. Siamo su Ascoltalamusica. Cosa deve aspettarsi un ascoltatore che si avvicina per la prima volta alla tua musica?

Deve aspettarsi una musica che mischi insieme la tradizione d’autore italiana e le musiche popolari del mondo, l’elettronica e suoni della vita vera. Deve aspettarsi una musica che racconti storie, emozioni; questo è, almeno, quello che provo a fare.

  1. Se dovessi scegliere un genere con cui identificarti quale sceglieresti?
    La domanda più difficile per un musicista oggi. Io potrei definire le mie canzoni “musica d’autore indipendente”, che poi non significa niente… Io scrivo canzoni, mischio molti elementi e racconto storie, non c’è un genere unico nel quale mi sento rappresentato.
  2. Il tuo singolo affronta temi molto interessanti. Attraverso un pizzico di irriverenza mista a sincerità, nel tuo brano cerchi l’incontro, non la differenza. Parlaci di come è venuto sù questo tuo lavoro.
    Hijab nasce da una storia vera e da un ambiente multiculturale che vivo ogni giorno.

Il pezzo parla di sesso, di una storia di passione con una ragazza araba, col velo; un tema ancora difficile da trattare qualunque sia il preconcetto alla base.

Io amo le differenze, non mi piace “l’essere tutti uguali”, nelle differenze ci innamoriamo, odiamo, scegliamo di combattere qualcosa o per qualcosa.

In questo brano le differenze si incontrano, che siano occidente e oriente, musica elettronica e acustica, arabo, italiano e dialetto campano.

  1. Tornando sull’argomento dell’ascolto. Quali sono le composizioni musicali alle quali ti ispiri per comporre la tua musica?
    Oggi cerco di mescolare molti elementi, dimenticare qualche vecchio modello, aggiornarlo, mettere tutto in discussione.
    Ascolto molta musica di oggi, rap, le musiche popolari del mondo e chi in quelle musiche ha sperimentato e contaminato, il pop, le musiche ormai di nicchia, la musica contemporanea…
    Tutto deve diventare elemento che possa sommarsi agli altri e alle mie idee musicali di oggi, che poi magari tra qualche anno non mi piaceranno più.
  2. Siamo in un momento storico nel quale l’ascolto “liquido” ha vinto sull’ascolto “fisico”, infatti gli stream contano molto più delle copie vendute. Cosa pensi riguardo questa rivoluzione tecnologica che ormai da diversi anni ha travolto tutti gli attori della filiera musicale?
    Positività e negatività: oggi tutti possiamo con più facilità pubblicare musica e farla arrivare a un pubblico anche nutrito, d’altro canto questo crea una sovrapproduzione che genera confusione e poca attenzione nel pubblico.
    Spero non sparisca il supporto fisico, che è un oggetto, è feticismo ed è anche guadagno diretto degli artisti piccoli.
    Oggi un artista deve faticare il doppio per farsi ascoltare, per riuscire a collegare, attraverso la sua canzone, la sua emozione alle emozioni di chi ascolta.
     
  3. Un altro avvento che sicuramente ha radicalmente cambiato il modo di fare e di comunicare la musica è stata la nascita dei social media. Difatti per molte band emergenti non conta più quanto si suona live ma quante views o streams si fanno online. Cosa pensi riguardo questo ulteriore cambio di paradigma che ha relegato la musica dietro uno schermo?
    Sui social ho un’idea piuttosto positiva, soprattutto se l’artista impara ad usarli diventano un collegamento importantissimo col pubblico, un modo diverso per raccontare la propria musica, le proprie canzoni. In questo sono una benedizione, ci permettono cose prima impossibili per artisti indipendenti. 

L’altra faccia della medaglia può essere una banalizzazione dei messaggi e “artisti” che diventano fondamentalmente influencer, svuotandosi di ogni contenuto.

Io credo ancora molto nei live e cerco di suonare il più possibile, anche se in quest’era Covid il live degli artisti più piccoli è messo seriamente in difficoltà.
Spero bene per il futuro, c’è tanto bisogno di tornare all’arte, alla cultura. 

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